corrinkenya
02 novembre 2011
Ciao carissimi amici sportivi,
noi (Gianni Lombardi e Barbara Lombardi) del “Corrinkenya Connoi” vogliamo condividere con voi il nostro blog in cui vi racconteremo i nostri PENSIERI e VIAGGI nel fantastico mondo del KENYA.
Il nostro progetto è quello di organizzare un'attività sportiva, culturale e sociale attraverso lo sport ed il tempo libero.
Offriamo a tutti gli atleti e appassionati di corse a piedi, di mountain bike, di trekking e di appassionati del tempo libero, di allenarsi e di vivere con la loro famiglia (o gruppi di amici) una esperienza indimenticabile sugli altipiani della Rift Valley in Kenya anche attraverso itinerari turistici.
Allo sportivo e famiglia/amici proponiamo servizi personalizzati: pacchetti all inclusive da soggiorni in hotels con piscina, periodi di allenamento libero o programmato dal proprio tecnico o da specialisti (nella valutazione e nella preparazione dello sportivo del nostro team), la disponibilità di atleti locali come sparring-partner e di guide locali.
All'atleta, singolo e/o in gruppo, offriamo la possibilità reale e indimenticabile di allenarsi e vivere a contatto con gli atleti del luogo in un campo di allenamento.
Per chi lo desidera, organizziamo dei mini safari o safari in modo da essere a contatto con la natura e gli animali dei parchi della Rift Valley e del Kenya.
Il Corrinkenya Connoi collabora con Evolution Travel Italia (agenzia turistica online) e insieme proponiamo un eco-turismo consapevole e responsabile promuovendo l’ambiente e le culture locali.
Io, Barbara ed alcuni amici CI STIAMO PREPARANDO PER LA PROSSIMA TRASFERTA PARTENZA: 19 novembre!!! KENYA aspettaciiiii!!!!!
Ps: per la durata del viaggio cercheremo di rimanere in contatto con voi tramite questo blog e Facebook per raccontarvi e mostrarvi con qualche immagine in anteprima di quel favoloso mondo che è più vicino di quanto crediate!!!
kenya
16 novembre 2011
Ciao amici,

mancano solo 4 giorni alla ns partenza!! Anche se in anticipo le valige stanno prendendo forma, ma prima di chiuderle abbiamo chiesto info agli amici kenyani sulle temperature per intergrare eventualmente con qualche indumento visto che sarà difficile fare shopping in loco (anche x Barbara).
Tutti ci hanno detto “BARIDI” che in lingua swahili significa freddo.
Stupiti (visto che in questo periodo dell’anno in Kenya è estate), ma nello stesso tempo consapevoli che il clima sta cambiando in tutto il mondo, abbiamo chiesto consulenza al ns amico Google, il quale ci ha risposto di stare tranquilli che, anche se ci saranno leggeri monsoni, le temperature ci sono favorevoli paragonandole a quelle Europee.
Quindi con tranquillità prepariamo magliette con maniche corte, pantaloni leggeri e creme solari visto che andremo in altura e lì il sole picchia, soprattutto per noi MUZUNGU (bianchi).
Barbara è estremamente eccitata per questo viaggio, nei suoi precedenti in Kenya, non ha mai visitato villaggi delle tribù dei Samburu e dei Turkana.
Ovviamente il ns viaggio proseguirà nella Rift Valley, dove la ns base principale sarà Eldoret.
Vi terremo aggiornati,
Gianni e Barbara
corrinkenya
kenya
18 novembre 2011

Sognando un sogno

Fin dal mio primo viaggio, su invito di una grandissima atleta della maratona e con amico che già conosceva il Kenya, con questo meraviglioso mondo di contrasti sugli altipiani della Rift Valley è nata un’attrazione verso questa terra e le sue popolazioni.
Ho conosciuto il mondo dei famosi runners che ormai da decenni dominano quasi incontrastati le corse dal mezzofondo veloce alla maratona sia con gli uomini sia con le donne.
Ho conosciuto dal vivo il mondo della solidarietà verso i bambini spesso orfani e privi di del minimo vitale per sopravvivere, verso alcune tribù che vivono lontane dalla nostra “civiltà” ma che conservano alcuni valori che noi abbiamo perduto e il meraviglioso fascino delle origini dell’uomo che qui ha avuto le sue origini e dove il l tempo che si è fermato.
“Sognando un sogno” che noi vogliamo fare e rendere partecipi tutti gli amici dei viaggi (“safari” nella loro lingua swahili), della solidarietà verso i bambini e queste popolazioni, e offrire a tutti gli sportivi agli appassionati della corsa di vivere e fare una fantastica esperienza di vivere allenandosi con loro.

Domani partenza da Milano con un volo per Nairobi.
Prima parte del viaggio da Nairobi puntare subito a nord, risalire la Rift Valley fiancheggiando il Mount Kenya, la seconda montagna dell’Africa e sopra i 5000 mt di altezza, per poi addentrarsi nelle terre dei Samburu, i cugini dei Maasai …..

samburu
kenya
19 novembre 2011
L’AVVENTURA HA INIZIO!!
Ciao ragazzi,
dopo un viaggio di qualche ora con scalo ad Istambul, giusto per il tempo di assaggiare il dolcissimo BAKLAVA (dolce tipico turco) - siamo arrivati finalmente all’aeroporto Jomo Kenyatta di Nairobi (Jomo Kenyatta era il primo presidente kenyano ed uno dei leader della lotta contro il dominio coloniale britannico).
In aeroporto il nostro gruppo era aspettato dalla nostra guida Miriam che da qualche anno è anche una carissima amica.
Nel tragitto che ci portava in albergo Isaac, il ns fidato autista, ci ha fatto sentire la tipica canzone kenyana di benvenuto: JAMBO BWANA!
che ha dato buona disposizione nonostante la stanchezza e l’ora tarda.
baklava
Vi stiamo scrivendo dalla ns stanza d’albergo che ha una vista spettacolare sulla città, chi lo avrebbe mai detto che anche a quest’ora Nairobi è ancora attiva?
Ragazzi, tutti a nanna! Domani sarà una lunga giornata, dopo la prima colazione… SI PARTEEEE!!
Cercheremo di darvi ns notizie al più presto, se per qualche giorno non riusciremo a metterci in contatti per favore non andate a “Chi l’ha visto”, è tutto sotto controllo. Qui i collegamenti Internet non sempre funzionano come siamo abituati in Europa. POLE, POLE (piano, piano)
Quindi per il momento vi salutiamo dicendovi USIKU MWEDA (buona notte),
Gianni e Barbara
kenya
20 novembre
Ciao amici,vi stiamo scrivendo dalla città di Isiolo, circa a 400 km a nord di Nairobi, da dove siamo partiti questa mattina ancora assonnati visto che l’aereo è atterrato dopo l’una di notte e di conseguenza siamo riusciti a dormire poche ore…si sospetta che Barbara non sia riuscita a dormire per l’emozione!!Alla partenza sono venuti degli amici a salutarci e per augurarci una fantastica avventura nel nord del Kenya. La partenza è avvenuta di primo mattino sotto l’acqua, qui  siamo ancora nel periodo dei piccoli monsoni, ma nonostante tutto siamo riusciti a fermarci nelle zone panoramiche e poter ammirare tutte le sfumature di verde che la Rift Valley può offrire. Non è mancato di scorgere ai lati della strada zebre, gazzelle ed impala che ha modo loro hanno dato il benvenuto.ai muzungu (i bianchi nella lingua locale) che si avventurano nelle loro terre.    Man mano ci si allontana dalla capitale il tempo via via è andato migliorando e nello stesso tempo la vegetazione cambia radicalmente; si passa da una ricca e folta vegetazione per arrivare a distese di prati ancora verdi per le piogge recenti, dove si alternano coltivazioni di caffè, e di tè e di banane nella zona del Mount Kenya, sempre incappucciato per le correnti di aria calda e fredda che causano delle nuvole che si diradano solo nel primo mattino.
Sul percorso la frutta messa in esposizione su apposite bancarelle ci facevano gola , quasi ad invitarci a fare una tappa obbligatoria. Ci siamo gustati le sweet banana, che rispetto alle nostre sono un terzo di dimensione, ma indiscutibilmente molto più saporite e dolci. Abbiamo assaggiato per la prima volta un frutto, dal nome difficile da ricordare, dal gusto simile al pomodoro ma con buccia dura e all’interno una polpa succosa.Per domani abbiamo preso un cocomero come dissetante che ci gusteremo durante una sosta della seconda tappa.Oggi siamo arrivati ai limiti della territorio dei “samburu” e domani lo attraverseremo fino ai “turkana” sulle sponde orientali dell’omonimo lago.Ma le sorprese sembrano che non finiranno qui. …. i ns compagni di viaggio ci stanno chiamando per scendere a cena…vi terremo aggiornati sulle prelibatezze che ci ha riservato lo chef. A dopo…
PS: …eccoci di ritorno con i nostri piatti
nyama choma  (capretto)
chicken stew    (pollo)
il tutto con ugali (polenta)
I  SamburuI Samburu sono un gruppo etnico africano nilotico diffuso nel distretto di Samburu, regione del Kenya centro-settentrionale che da nome anche alla lingua parlata. Il nome Samburu è di origine Masai e deriva dalla parola “samburr”, che indica una borsa di pelle che portano sempre con loro. I Samburu si riferiscono a sé stessi come Lokop (o Loikop), che potrebbe significare "padroni della terra".
sanburu
Sono pastori semi-nomadi allevando zebù, pecore, capre e cammelli anche se recentemente hanno iniziato a coltivare mais, patate e sorgo e si nutrono anche di cacciagione. Non è chiaro in quale epoca i Samburu siano diventati un'etnia distinta, ma quasi certamente ciò avvenne in epoca coloniale. I viaggiatori europei li chaimavano "Burkineji", ovvero popolo delle capre bianche.La loro struttura sociale e’ suddivisa per classi di età anche se il contatto con la cultura occidentale sta sgretolando l'importanza degli anziani. La poligamia è consentita e diffusa; un insediamento Samburu (detto nkang o engang o manyatta) può consistere di una sola famiglia, costituita da un uomo e dalle sue mogli; ogni moglie costruisce la propria casa con materiali trovati in loco, come bastoni, fango e sterco di mucca. Insediamenti più grandi ospitano in genere fino due-tre famiglie; solo gli insediamenti rituali (lorora) arrivano a dimensioni molto più grandi (20 o più famiglie). I villaggi samburu sorgono in genere sulla cima delle colline. Le donne si decorano il petto con vistose collane fatte di perline colorate cucite sul cuoio (come i Masai) ma anche di peli di coda di elefante; portano braccialetti di rame, ottone o alluminio sulle braccia e sulle caviglie. Particolare rispetto viene attribuito ai fundi, i fabbri, professione che in genere viene abbracciata e coltivata da una intera famiglia.
kenya
21 novembre
Ciao amici,eccoci di nuovo a scrivervi del secondo giorno di viaggio.Vi abbiamo lasciato dopo essere entrati nel territorio dei Samburu, … e da qui riprendiamo il percorso tutte le loro terre assaporando la vera Africa tra il susseguirsi di villaggi caratteristici e pittoreschi, animali che si scorgono a bordo strada, il tutto crea una incredibile emozione tra noi temerari in uno scenario che cambia continuamente tra il colore della terra e la vegetazione. Impossibile spiegare lo stato d’animo che può regalare questa meravigliosa terra, distese infinite di verde con i loro animali che la abitano. Siamo ancora sulla strada asfaltata ma ci rendiamo conto che il numero delle macchine che incrociamo si va riducendo man mano che ci allontaniamo dall’ultima città visitata. La cosa non ci preoccupa, anzi ci da quell’emozione frizzante della consapevolezza che fra poco entreremo a stretto contatto con i riservati ed isolati Samburu e Turkana. La nostra attesa non è di breve durata perché all’asfalto si sostituisce la strada sterrata, questa è dello stesso colore rosso fuoco tipico della terra del Kenya.Come descrivere un incontro con un gruppo di donne Samburu (con i loro figli avvolti nella loro caratteristica coperta sulla schiena) che si dirigevano con i loro contenitori alla ricerca dell’acqua. Con cautela abbiamo chiesto di fare alcune foto con loro, con molta timidezza e nello stesso tempo curiosità verso gli stranieri hanno accettato. Siamo rimasti affascinati dai loro abiti tradizionali, dai loro ornamenti di perline colorate che avvolgevano il collo fino a cadere sulle spalle e soprattutto dai segni che caratterizzano questa tribù: un buco nel lobo molto grande.
corri in kenya
Con pazienza si sono lasciate fotografare da tutto il gruppo, ma una di queste ha chiesto di poter “mettere” il figlio di qualche mese in quel piccolo aggeggio che utilizziamo e rivederlo comparire sul monitor dopo un breve attimo con grandissimo stupore e soddisfazione. (vedi foto)Ma le sorprese non finiscono qui per noi: incontriamo un solitario ed affascinante “moran” (giovane guerriero) il quale ci fa vedere le sue armi e i simpatici muzungu (bianchi) non perdono occasione per scattare qualche foto anche con lui.Ci rimettiamo in marcia per un lungo viaggio fra distese di vegetazione che cambia in continuazione, scorgiamo una coppia di elefanti che sembrano pronti per un servizio fotografico. Isack (il nostro autista, vedi foto) ci suggerisce di affrettarci anche se la tentazione di fermarci per ogni cosa è molto forte.Lasciamo la terra dei Samburu e ci addentriamo fra i Turkana attraversando il deserto del Chalbi, non tralasciando di “sgranchirci” le gambe con una breve camminata in “nordic walking” , vi faremo avere a breve le foto.Una tribù sconosciuta al nostro “capo” ci fa fermare a parlare con loro, sono i “rendile” , sono molto cordiali ma le donne non accettano di farsi fotografare mentre cercano di prendere acqua da un pozzo.A sera già inoltrata  e col buio siamo arrivati a destinazione in un lodge camp molto carino dove abbiamo preso possesso in bungalow aventi forma di capanne africane. Il cuoco ci ha preparato uno squisito piatto di riso e verdura cotta e per rinfrescarci dal lungo viaggio ci ha offerto una dolcissima anguria.Il tempo limitato dalla luce fornita da un generatore elettrico non ci ha permesso di scrivervi, ecco quindi nell’alba africana, sotto una palma a scrivervi le nostre avventure.Vedremo di farlo questa stasera … ma non vi sveliamo il ns programma di oggi.
kenya
22 novembre
Ciao amici,
questa mattina vi abbiamo anticipato che oggi avremo avuto delle sorprese.
Ebbene sì, ci siamo riusciti ad essere fra i pochi turisti muzungu (bianchi) ad arrivare in questa zona e…tenetevi forte, a visitare e vivere una giornata fra la tribù degli El Molo (una delle popolazioni più piccole – circa 450 persone  - ed isolate dell’intera Africa). Credo che sia stata una delle mie giornate più emozionanti: una volta arrivati al villaggio, la nostra guida locale Shaker (con sulle spalle uno scialle di pace) ha chiesto al capo tribù di dare la possibilità a turisti italiani di visitare e poter vivere qualche ora fra di loro e di poter curiosare nel villaggio. Mentre il capo ha indetto una riunione fra i saggi del villaggio per decidere il da farsi, il nostro arrivo ha scaturito la curiosità di tutti gli abitanti della comunità che si sono riuniti attorno alla nostra macchina. Dopo una quindicina di minuti di souspence i più felici della risposta positiva dei vecchi saggi erano i bambini che effettivamente ci hanno circondato nel vederci scendere dalla macchina, si sono aggrappati alle nostre mani e ci hanno accompagnato fino alle rive del lago dove uno dei capi tribù ci ha accompagnato personalmente per una visita su di una isola di fronte al villaggio.Non un’isola qualunque, ma una molto cara alle tradizioni ed alla cultura dell’intero popolo degli “el molo”, due soli villaggi sulle rive del lago. Sbarcati sull’isola ci siamo resi conto che era disabitata, il “capo” ci ha spiegato che fino a poco tempo fa tutti gli abitanti del villaggio, solamente 99 persone, abitavano su questa isola chiamata “Lorian”.

Da centinaia di anni i loro antenati per sfuggire alle guerre fra le tribù si erano rifugiati sull’isola, ma ritornata la pace erano ritornati sulla terra ferma formando due villaggi. Per aumentare la loro popolazione i capi villaggio hanno deciso di “aprire” i matrimoni misti alle tribù dei Samburu e dei Turkana.Abbiamo colto l’occasione di godere della bellezza della natura camminando fra i radi cespugli e le rocce scorgendo 4 capanne che vengono usate per le preghiere (una dedicata alla fertilità delle donne, iniziazione dei giovani guerrieri – il passaggio da bambino a giovane guerriero, per l’abbondanza  della pesca e per la protezione durante la pesca dal coccodrillo). Oggi infatti l’isola di Lorian è un santuario dove gli abitanti si recano per pregare.
Altra particolarità una sua sponda “ospita” le uova dei coccodrilli che vengono a depositarvi, e che noi abbiamo potuto vedere solo da lontano perché toppo pericolosi in quanto vigili guardiani della loro futura prole.Una volta rientrati sulla terra ferma il caldo iniziava a essere soffocante per noi ma la curiosità ha avuto il sopravvento, in modo particolare per Barbara che con tutte le dita tenute dai bambini e Gianni con la sua inseparabile macchina fotografica, abbiamo visitato il villaggio. Non tralasciando di entrare in qualche capanna mentre le donne si occupavano delle faccende domestiche, cogliendo l’occasione di essere partecipi della loro vita quotidiana.Accaldatissimi, ma soddisfatti, siamo rientrati per pranzo al Lodge Camp.
CORRI IN KENYA
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Dopo una sosta rigeneratrice sotto le palme di “dom” (il loro tronco serve per costruire le lore imbarcazioni per andare a pesca), siamo ripartiti… destinazione le sorgenti di acqua calda e una bella passeggiata in riva al lago Turkana doveci siamo intrattenuti con alcuni pescatori Turkana. … e Barbara ha pensato di provvedere lei stessa per la cena. (vedi foto)Sulla strada del ritorno abbiamo incontrato una giovane Turkana alla ricerca di legna e radici secche da bruciare,  incredula e sorpresa per aver incontrato per la prima volta dei muzungu.Grazie all’aiuto del nostro amico Kemboi, conoscitore del suo idioma, siamo riusciti a convincere la ragazza a lasciarsi immortalare con i suoi asinelli dalle nostre macchine fotografiche. . (vedi foto)La serata è stata trascorsa nel giardino del camp, per cena è stato servito: “nalpash” (un tipico pesce del lago, che viene anche essicato) con verdura cotta e “chapati”, il tipico pane keniano, sorseggiando l’immancabile”taska baridi” (birra fredda) e chiacchierando…ovviamente l’argomento principale era il nuovo programma di domani. Quindi non mi resta che augurarvi “lala salama” (buona notte).
Gli El Molo Sono considerati una delle tribù più piccole dell'intera Africa. Decimati dalle altre tribù, le poche centinaia di unità rimaste si trovano prevalentemente nella parte meridionale del lago Turkana. Questa è un’etnia giunta nel XVI sec., probabilmente a seguito degli attacchi dei bantù alle tribù somale, ma che ama riconoscersi nella tribù Maasai cui sostiene di aver appartenuto fino a che, in uno scontro fra clan, non perse il bestiame e dovette adattarsi a vivere di pesca. Si salvarono sopravvivendo su isolette lacustri (Loriyiam e Kora) per poi riprendersi un po’ di terra grazie all’interessamento dei missionari di Loyangalani, dove si sono costruiti gli attuali 2 villaggi dalle capanne in foglie di palma dom saldate con alghe lacustri e talmente leggere da dover essere ancorate con pesanti pietre.
Sono degli abili pescatori; si addentrano nelle acque infestate da coccodrilli e ippopotami in equilibrio su zattere costruite con tre leggeri tronchetti di palma dom legati insieme in modo primitivo. Si dice che siano ghiotti di carne di coccodrillo e di tartaruga. Dipendono economicamente dai loro arpioni e dalle fiocine, dalle reti in fibra di palma dom e dalle nasse in rametti d’acacia, prova ne è che i gioielli tradizionali sono fatti di spine, lische e ossa dorsali di pesche. Gli ElMolo venerano un concetto astratto di sacralità che comprende l’esistenza positiva e negativa di Wak. Al Wak sacrificano povere offerte su mucchi di sassi e ne traggono un’etica che li induce a rispettare gli anziani, in particolar modo lo sciamano che funge da tramite tra il mondo dello spirito e quello dell’uomo. I morti vengono condotti nella savana dove i corpi andranno in pasto a uccelli e iene. Solo lo sciamano viene sepolto sotto u cumulo di pietre perché la sua anima si mantiene “seria” anche dopo la morte. Le anime comune, trasformate in spiritelli godono nell’interferire con la vita degli uomini, specie dei più deboli che confondono con scherzi spesso atroci: ingravidano le donne, provocando nascite gemellari o di albini.
Praticano la circoncisione e la clitoridectomia come riti iniziatici dopo i quali è consentito formarsi una propria famiglia. Ogni 3 anni poi celebrano la festa del Ngwere durante la quale il dio ippopotamo viene cacciato e deve essere affrontato come un toro nell’arena in mezzo a danze, canti e vecchi che frustano i giovani per stimolarne il coraggio.
Purtroppo oggi gli ElMolo si stanno mescolando ad altre tribù, e pochi parlano la lingua degli antenati, mentre le donne sono le uniche a tentare di salvare la propria identità e non rinunciano al perizoma in cordicine ricavate dalla fibra della palma dom che inodossano ancora per andare a pescare. Gli uomini, poi, vengono spesso confusi con Turkana e Suk per via dell’acconciatura, anche questa copiata.
kenya
23 novembre
Ciao amici,
questa mattina lasciamo il nostro alloggio di Loiyangalani in direzione sud verso un villaggio della tribù dei “Rendile”, un popolo che occupa la regione compresa tra il deserto del Chalbi e la costa orientale del lago Turkana. La comunità ci accoglie come ospiti, le donne in nostro onore indossano i vestiti di pelle di animale ed i loro ornamenti tradizionali di perline multicolori al collo e sulla testa (vedi foto).
Ci prepariamo ai primi scatti con la macchina fotografica, dai loro volti traspare tutta la loro fierezza e l’orgoglio di mettere in mostra i loro ornamenti di appartenenza al popolo dei “rendile”, quando qualche cosa fa modificare questa ufficialità.
Una ragazza, mentre mi preparo al clic di una fotografia, in modo molto timoroso cerca ma si trattiene dall’appoggiare una mano sulla spalla di Barbara, la prima donna bianca che lei vede. Barbara intuisce il suo gesto e prende la sua mano portandola sulla sua spalla.
Le formalità di rito si sono disciolte, subito sui volti di tutte le donne è comparso il sorriso con i loro denti bianchi in contrasto sui loro visi dal colorito molto scuro, il colore della pelle non è più una barriera.
La scena è stata osservata dai bambini, prima quasi spettatori in disparte per la visita di noi muzungu, poi divertiti ci hanno circondato riprendendo la parte che spetta a loro nei festeggiamenti aggrappandosi  a ogni dito della mano, la nostra visita diventa un motivo di gioia. E’ inevitabile non rimanere affascinati dalle loro collane di perline colorate e quando una giovane “rendile” mette al collo di Barbara il suo ornamento …. beh!
Barbara quando lascia il villaggio alla fine della visita, questo collare è sempre al suo collo (anche con qualche altro souvenirs).
La nostra partenza avviene come sempre con l’intero villaggio che ti accompagna alla macchina e con i bambini che corrono gioiosi ai lati della macchina per qualche centinaia di metri.Riprendiamo la strada che costeggia il lago Turkana, il paesaggio è emozionante con il suo color giada, un altro nome dato a questo lago, che fa contrasto con le rocce di color nero e rossastro delle montagne che lo circondano. Il viaggio è lungo su una strada polverosa e sconnessa e non possiamo fermarci come vorremmo ad ogni villaggio dei Turkana che incontriamo sul percorso.Rispondiamo al saluto dei bambini che corrono verso la macchina, alle donne che incontriamo ai lati della strada e agli uomini indaffarati con le imbarcazioni in riva al lago.Più a sud abbiamo incominciato a risalire il monte Kulal dove abbiamo fatto una sosta per poter fare le ultime fotografie prima di lasciare il lago. (vedi foto)
Sulla cima del monte sembra di essere in un mondo lunare, la bassa vegetazione fa contrasto con la roccia rossa e nera di origine vulcanica, in macchina si scherza sull’andata e ritorno dall’inferno fiorito per le recenti piogge.Ora la nostra destinazione è la città di Maralal che prevede il passaggio in villaggi di alcune tribù (Samburu, Turkana e Rendile), ora siamo in grado di riconoscere a vista in quale villaggio transitiamo basandoci sul loro abbigliamento e dagli ornamenti che indossano.In mezzo alla boscaglia della savana abbiamo fatto un piacevole incontro con un guerriero Samburu che impugnava il suo fucile…non ci siamo fatti scappare un’occasione per farci immortalare! (vedi foto)
Il viaggio prosegue passando di vallata in vallata cogliendo anche l’occasione di fare una passeggiata circondati dalla fantastica natura che caratterizza il Kenya, purtroppo sprovvisti in quel momento di macchina fotografica non siamo riusciti a fotografare branchi di struzzi e le piccole gazzelline, i dick dick, che scappavano al nostro passaggio.
Non è mancato un momento di suspence per un improvviso e violento temporale che caratterizza questa stagione dei piccoli monsoni, che ha reso per un tratto la strada rossa in un pantano viscido e scivoloso.
In serata l’arrivo a Maralal, la cittadina più importante della regione e sede della nostra tappa giornaliera.
Domani la destinazione è la Rift Valley , la famosa patria dei “top runners” del Kenya.

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24 novembre
Eccoci di nuovo a voi cari amici,vi stiamo scrivendo da Eldoret, la città che prende il nome dal fiume “pietroso” che scorre fuori città; siamo a nord-ovest di Nairobi nel cuore della Rift Valley e molto vicini all’Uganda.La nostra partenza è stata questa mattina da Maralal dopo una notte animata da scrosci di pioggia, uno dei piccoli monsoni che caratterizzano questa stagione.
Ripreso il viaggio dopo aver fatto colazione, dopo soli alcuni chilometri dopo aver lasciato la città più importante dei Samburu appena raggiunta la prima salita, ci siamo trovati l’impatto della strada resa viscida e scivolosa come una “lastra di ghiaccio”.
Ma questa volta la fortuna ci è stata amica, in poco tempo il nostro safari driver Isack ci ha tolti da una situazione che in Italia sicuramente non ci può capitare. Per tutta la mattinata ci siamo dilettati a fotografare gli animali che incontriamo ai bordi della strada, le zebre del Grey (specie protetta e tipica solo di questa regione) (vedi foto 1), i cammelli con la loro andatura caracollante, le gazzelle di Thompson velocissime ad allontanarsi per alcune decine di metri, le regali gru dalla testa coronata ed altri uccelli argentati a noi sconosciuti ma dalla prestanza elegante, purtroppo abbiamo potuto solo notare il passaggio evidente per le tracce lasciate di elefanti. Man mano che scendiamo più a sud, anche il paesaggio cambia, alla savana si sostituiscono campi coltivati a mais e grano, nei villaggi alle capanne si sostituiscono case in muratura, la strada ritorna ad essere asfaltata, il traffico delle macchine aumenta costantemente, si ritorna in quella che noi chiamiamo “civiltà” (!?).
Non tralasciamo la nostra passeggiata quotidiana, oggi visitiamo le famose cascate Thompson, in prossimità di Nyahururu la città più alta del Kenya..(vedi foto 2).
Fin dall’ingresso si può ammirare la potenza dell’acqua che scende impetuosa verso il basso, impossibile non rimanervi affascinati da questo spettacolo della natura.
Lungo un sentiero pericoloso e sconnesso scendiamo fino alla base della spettacolare caduta dell’acqua, dove una nube di goccioline ci investe sprigiona dalla frantumazione dell’acqua sui massi sottostanti.
La risalita del sentiero verso l’entrata del parco è stata più faticosa del previsto a causa dall’altitudine, non dimentichiamo che siamo ben oltre i duemila metri, e noi non allenati scalatori ne notiamo la mancanza di allenamento in quota.
Comunque gli unici visitatori ad avventurarsi in questa atipica escursione.L’atmosfera in macchina riprende con allegria come sempre, si passa da Nakuru in mezzo a coltivazioni di caffè, mais e fagioli; siamo scesi a 1.850 mt, ma la vegetazione è sempre rigogliosa anche se siamo a cavallo dell’equatore.
Si risale la Rift Valley in direzione di Eldoret, in una delle zone più rigogliose e fertili di tutto il Kenya, con abbondanza di ortaggi e fiori, un terzo delle rose che arrivano in Italia provengono da questa regione.
Arriviamo al nostro alloggio a notte inoltrata, anche questa sera andiamo a dormire stanchi ma soddisfatti.
Non ci resta da fare che darvi l’appuntamento a domani dalla patria dei runners ... Ciao!! 

zebre
cascata
kenya
25 novembre
Sasa! (ciao)
Dopo qualche giorno con un programma intenso ci siamo presi una giornata di relax. Non siamo usciti dalla città di Eldoret, non abbiamo fatto chilometri e chilometri su strada o sterrato senza andare alla ricerca di animali per i nostri obiettivi oppure convincere qualche popolazione ostile a lasciarsi fotografare.
Abbiamo fatto un giro per la città anche se il tempo non è stato a nostro favore, da ieri sera c’è una leggera pioggerellina. Dopo aver pranzato al parco culturale Poa di Eldoret, abbiamo visitato il suo zoo e il museo delle tribù dove sono state riprodotte le capanne delle tribù della zona.

Abbiamo visto l’esposizione di rettili africani che nelle teche si lasciano fotografare da bambini che sono venuti per una visita guidata delle scolaresche, anche se qui l’anno scolastico è ormai terminato ed è vacanza. In Kenya l’anno scolastico è solare ed è suddiviso in quadrimestri con tre mesi di scuola ed uno di vacanza.
Un magnifico ghepardo ci aspetta esibendo il suo fisico snello…un leone imponente controlla il suo dominio, gli struzzi beccano ostili alla nostra presenza, mentre le varie specie di scimmie giocherellone si divertono a balzare da un posto all’altro del loro spazio.
I rangers dei parchi in Kenya hanno la saggia consuetudine di raccogliere gli animali cuccioli rimasti orfani e destinati a morte sicura e tenerli in giardini zoologici dove i bambini delle scuole li possono vedere  e non temerli come nemici del loro ambiente quotidiano.

Anche in Kenya esiste tutta una tradizione fiabesca che si tramanda oralmente, dove gli animali assumono delle caratteristiche con difetti e pregi dell’uomo.
Una passeggiata in città e poi un “ceai moto” (the caldo) keniano per riscaldarci, anche se a nostro parere la temperatura è perfetta anche in maniche corte, mentre gli amici locali sono infreddoliti anche se indossano una giacca, la temperatura a oltre 2000 metri di altezza durante la giornata non scende sotto i 15 gradi.
La serata è stata trascorsa a casa di Miriam, la nostra carissima amica che in questi giorni è stata nostra inseparabile guida, che ha organizzato una fantastica cena con altre donne della sua famiglia Nandi, ovviamente con cibi tipici locali, a base di carne, riso e fagioli.
Buona notte amici, vi teniamo aggiornati sui nostri spostamenti.
kenya
26 novembre
Un sabato da non dimenticare!
Forse vi sembrerà strano sentirvi dire questo visto quello che abbiamo potuto vivere nell’ultima settimana, ma è stata fatta una sorpresa inaspettata a Barbara.Il programma di oggi prevede la visita da Eldoret a Kapsabet, questo è il cuore della terra dei Nandi, una delle regioni della Rift Valley dove vivono e si allenano i più famosi “runners” keniani, gli atleti che dominano ormai la scena mondiale da circa mezzo secolo dagli 800 metri alla maratona.

Abbiamo degli amici che hanno un piccolo centro di allenamento a Kapsabet che ci hanno invitato a trascorrere una giornata con loro, quindi di prima mattina abbiamo deciso di fare una esperienza inedita per noi: provare l’ebbrezza di andare con il “matatu” (pulmino), il tipico trasporto pubblico keniano.

Sulla strada già si intravedono piantagioni di the in mezzo a rigogliosi alberi e coltivazioni di mais, la nostra guida Miriam è prodiga nel fornirci spiegazioni alle nostre domande, come i pennacchi di fumo che escono da cumoli di terra dove all’interno si  stanno cocendo i mattoni per le case; qui oramai le vecchie capanne dei Nandi, come ormai in tutti i centri, sono sostituite da case in mattoni.
Si dice che questa tribù sia stata l’ultima fra quelle del Kenya ad essere stata sottomessa al dominio britannico, infatti da cronache militari si narra che i nostri vicini dell’oltre manica preferivano allungare il loro tragitto piuttosto che passare per le terre di questa tribù allora ostile e ribelle.

Una volta arrivati a Kapsabet, in stazione ci aspettano un paio di amici, dopo i saluti di rito ci dirigiamo verso le Nandi Hills con una vettura privata.

Giorni indietro Barbara aveva chiesto di poter visitare le famose e verdissime colline che producono uno dei migliori the al mondo, ma la nostra Miriam era rimasta sul vago, non voleva rovinare la sorpresa! I nostri amici sono riusciti ad ottenere il permesso per visitare uno dei più grandi e moderni essiccatoi  della regione.Su uno sterrato in mezzo a colline di un verde brillante, tipico della piantina del the verde, a piccoli villaggi dal tetto verde dove abitano i lavoratoti di queste piantagioni che si intravedono con la loro gerla sulle spalle mentre raccolgono le foglie dei germogli. (vedi foto).

Raggiunto l’essicatoio Chemomi, siamo accolti da Gladys, una dei responsabili che ci farà da guida. Completato un formulario, indossato camice e cappellino bianchi, ben disinfettato le mani (per permetterci di toccare con mano la lavorazione), la nostra guida ci spiega e ci mostra tutte le tappe della lavorazione dai germogli delle foglioline fino ai sacchi ben legati sui palet pronti per la spedizione.

Trascorriamo più di due ore per la visita, increduli per l’ordine e la pulizia durante tutte le fasi della lavorazione che precedono la bustina finale che noi utilizziamo per la degustazione di questa bevanda, che non è mancata in questa occasione di un’ottima tazza di the all’inglese (con il latte). (vedi foto).

Prima del commiato, la nostra guida ci invita a visitare il loro giardino, veramente bello, che degrada a terrazze dalla collina dove è posto l’essicatoio. (vedi foto). Si è fatto tardi, i nostri amici a Kapsabet ci aspettano per pranzo, è la famiglia che gestisce un piccolo centro di allenamento in altura situato vicino al centro sportivo.

Dopo pranzo, non potendo cimentarci in un allenamento con questi runners, decidiamo di impugnare i nostri bastoncini di nordic walking per una passeggiata verso un immenso parco, seguiti da un nugolo di ragazzini e tra lo stupore degli abitanti del villaggio per l’uso dei bastoncini che caratterizzano questa camminata.

Ci salutano, ci chiamano, ci fanno domande…abbiamo capito, i bianchi hanno catturato la loro attenzione e decidiamo di far provare loro i bastoncini.

Alcuni ridono divertiti dei loro compagni, altri ancora stupiti ed increduli, presto vi mostreremo le foto della “lezione” di nordic walking a quota 2.400 mt circa.

Vorremmo conoscere la loro lingua per poter sentire i commenti, ma purtroppo il nostro tempo a disposizione è finito, dobbiamo fare ritorno ad Eldoret.

Lasciamo i bambini che ci accompagnano fino alla macchina, salutiamo tutti e facciamo rientro. A presto amici, buona notte.
the kenya
giardino kenya
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28 novembre
Amici runners,non potete immaginare… provare a vivere a stretto contatto con atleti keniani durante i loro allenamenti, sembrano macchine da corsa, instancabili e determinati. Questa mattina appuntamento in un centro sportivo con alcuni amici ed i loro atleti. Già sulla strada principale tra Eldoret e Kapsabet è possibile vedere atleti impegnati nei loro allenamenti, dal loro abbigliamento è possibile capire che sono atleti di un certo livello.

Intravediamo da lontano un gruppetto di atleti, un keniano fa da sparring-partner ad un atleta muzungu, dalla fisionomia sembra un inglese. Ad un certo punto la macchina che ci accompagna fa una deviazione dalla strada principale, dopo poco meno di  10 chilometri arriviamo in un piccolo paesino, non si direbbe che qui si trova una delle più importanti università del Kenya. (vedi foto)Una volta entrati, la prima cosa che notiamo sono i giardini verdi ricoperti di fiori colorati con alberi immensi, dalla vegetazione non si direbbe che siamo a circa 2.200 mt di altitudine. (vedi foto) Ci dirigiamo verso il campo di atletica passando tra i vari corpi dell’università, notiamo che lo stile architettonico ricorda molto i “college” americani.

Con i nostri amici visitiamo la zona riservata agli “ospiti”, cioè alloggi per gruppi di studenti che non frequentano l’anno scolastico, ma solo alcuni corsi.

Le condizioni sono molto buone e noi del “Corrinkenya” pensiamo subito che questo può essere un posto ideale per fare degli stage di allenamento per squadre di atletica.Sono le 11 di mattino e sulla pista sterrata c’è un atleta che si sta allenando, indossa una maglietta rossa e verde della nazionale keniana… agile e scattante sta facendo un allenamento mirato sui ritmi. Per curiosità prendiamo un parziale di un suo 400 mt, i nostri amici capiscono il nostro stupore e sorridenti ci informano che si tratta del campione olimpico sui 3000 siepi…Il nostro tempo scorre via frenetico, ci rendiamo conto che dobbiamo scappare, abbiamo un altro appuntamento con altri amici.

I keniani sono fatti così, sono molto ospitali e bisogna avere giornate di 48 ore per onorare tutti gli inviti.Con la macchina ci portiamo a Kapsabet percorrendo una strada secondaria  interna. Il nostro compagno di avventura Guerino, un appassionato podista, “invidioso” (nel senso buono della parola) commenta i loro percorsi perché questi sono in altura ed immersi in ambienti naturali che ti creano condizioni ottimali per allenamenti impegnativi.

Gli amici ci aspettano in un centro sportivo a gestione familiare, le condizioni non sono certamente come quelle dell’università, ma indubbiamente l’atmosfera qui è più calda e familiare.

Pranziamo tutti insieme, compresi gli atleti. Inutile dire che l’argomento trattato è la corsa, si spazia dagli 800 mt alla maratona davanti ad una tazza di chai (the) moto moto (caldo).

Si ride e si scherza, il tempo passa in fretta e dobbiamo ritornare al campo per gli allenamenti, gli atleti non sgarrano di un minuto, sono molto seri.Ci incamminiamo a piedi, lo stadio dista poche centinaia di metri. Barbara e Guerino fanno un po’ di riscaldamento con gli atleti del luogo, ci raccontano che su quel campo in terra battuta dove in mezzo al prato pascolano anche mucche e pecore hanno corso decine di medaglie ai campionati del mondo ed olimpiadi.

Il campo è costruito nel lontano 1963, purtroppo è lasciato al suo degrado, ma nonostante tutto ha il suo fascino e regala emozioni, potremmo ritenerlo quasi un santuario delle corse medio-lunghe.

Una constatazione, noi abbiamo impianti e strutture favolose ma pochissimi atleti medaglisti da ricordare, loro hanno piste di atletica sterrate e stadi fatiscenti ma oltre un centinaio di nomi da ricordare .…. o forse queste condizioni ambientali portano benefici determinanti???

Lasciamo gli atleti a svolgere il programma previsto per oggi: un test un 5 min al loro ritmo massimo e un 10 mila… (vedi foto) che però a metà viene interrotto da un forte acquazzone. Ci rifugiamo sotto le tettoie, poco dopo viene un nostro amico ci porta a casa sua per un the caldo.
Si parla ancora di runners , delle condizioni favorevoli per i loro allenamenti e poi si rientra a Eldoret.

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29 novembre
Cosa dire… la natura incanta e regala emozioni mozza-fiato!
Questa mattina partiamo con un po’ di ritardo dal programma previsto, abbiamo deciso all’ultimo minuto di farci una camminata. Il tempo è nuvoloso quindi la temperatura è ideale. Isack (il nostro autista) ci recupera per strada e l’avventura giornaliera ha inizio.
La nostra destinazione è il lago Bogoria che dista 3 ore circa da Eldoret, quindi passiamo dalla regione di Eldoret alla Kerio Valley dove tra le nuvole basse e un po’ di pioggiarella riusciamo a intravedere un panorama fantastico in una vallata dalla vegetazione rigogliosa.
Inizia la discesa nella vallata, incontriamo a bordo strada alcune donne che vendono la frutta… come è possibile resistere alla tentazione? Scendiamo ancora fino ad arrivare ad un ponte che delimita la zona della Kerio Valley ed il Baringo, che prende il nome dall’omonimo lago e dalla sua popolazione.
Ci fermiamo per un’altra tappa, molto emozionante, andiamo alla ricerca dei coccodrilli seguendo il corso del fiume imponente che si fa strada in mezzo ad una strettissima gola del canyon (vedi foto) tra una vegetazione meno rigogliosa della Kerio Valley, infatti appena scesi dalla macchina ci rendiamo conto che la temperatura frizzante della pioggia è stata sostituita da un caldo afoso.
Chi con la macchina fotografica, chi con il cellulare ci siamo messi ad esplorare la zona con la speranza di poter vedere dei coccodrilli.
La nostra pazienza è stata pagata, nel punto in cui il fiume si allarga in una conca, troviamo un magnifico esemplare che prende il sole su di un isolotto. Barbara e Miriam non perdono l’occasione per farsi immortalare con lui, ma a debita distanza. (vedi foto)
Soddisfatto tutto il gruppo, riprendiamo la nostra strada passando da Kabarnet (vedi foto), paese natale del famosissimo maratoneta Paul Tergat, atleta ben conosciuto anche agli sportivi italiani per aver soggiornato a lungo nel bresciano per allenamenti.Sul nostro cammino incontriamo struzzi e scimmie che saltellano da un albero all’altro, con nostro stupore, scorgiamo a bordo strada un enorme formicaio.
Da quando siamo arrivati in Kenya ne abbiamo trovati molti, ma non con queste dimensioni… (vedi foto)Siamo quasi arrivati, il parco del lago Bogoria è vicino. Una volta entrati ci incolliamo tutti ai finestrini per poter scorgere e fotografare più animali possibili.
Quelli che attirano maggiormente la nostra attenzione sono i fenicotteri rosa che affollano a centinaia di migliaia e colorano le rive, sono molti i punti del lago in cui ci fermiamo per ammirarli e fotografarli, il paesaggio è mozza-fiato, la vegetazione si alterna a folta o rada a seconda dei punti del lago. (vedi foto). Lo spettacolo inizia quando in successione tutti i fenicotteri spiccano il volo, ora anche il cielo si tinge di rosa.
Barbara coglie questa occasione e si diverte a fare un piccolo allenamento correndo sulla sponda del lago per far volare gli uccelli.Incontriamo molti animali tra cui i facoceri, gazzelle di Thompson, zebre, leprotti, dik-dik, scimmie, impala e leopardi, ma non tutti sono “cordiali” a rimanere fermi e lasciarsi fotografare, ciò nonostante ci riteniamo fortunati perché sono proprio vicinissimi a noi. Stiamo provando emozioni uniche, ci sembra di vivere all’interno di un documentario!Percorrendo lo sterrato, arriviamo in una zona del lago quasi lunare dovuta alle sorgenti di acqua calda (vedi foto) dove l’aria è calda e soffocante per i vapori che emanano dai geyser. Rimaniamo a lungo perché in questo punto il tempo qui sembra essersi quasi fermato, la natura sembra ricordare le origini della Rift Valley avvenuta per la spaccatura della crosta terrestre.
Sulla strada verso l’uscita del parco, vediamo un movimento strano, i fenicotteri si sono alzati in cielo e volano in cerchio, quasi una danza di saluto.Siamo soddisfatti, anche oggi abbiamo trascorso una giornata indimenticabile, non ci sono parole per esprimere quello che si prova a vivere la natura, neppure per i temerari Barbara e Gianni.
Lasciamo il parco e ci rimettiamo in strada per fare ritorno ad Eldoret. Una pasta party è il modo migliore per chiudere in bellezza questa giornata.Ciao amici, a presto!  

Paul Tergat
, è un atleta keniano, maratoneta. Membro della tribù dei Baringo. Esordisce tardi, a 22 anni, nel 1991, l'anno successivo è terzo ai campionati nazionali di cross e si qualifica ai Mondiali di Boston, ma deve rinunciare per infortunio. Nel 1992 entra nel gruppo italiano capitanato da Gabriele Rosa e nel 1994 vince sua prima Stramilano, stabilendo successivamente il record di vincite, ben 6. Stabilisce nel 1998 la miglior prestazione mondiale sulla mezza-maratona, con un 59'17".
Dal 1995 al 1999 vince 5 Mondiali di cross consecutivi; al mondiale su pista di Goteborg e alle olimpiadi di Atlanta nel 1996 è medaglia d’argento nei 10.000.
Nel 1997 stabilisce il record mondiale dei 10000, con 26'27"85; ai mondiali del 1997 di Atene è argento nei 10.000, risultato bissato due anni dopo a Siviglia.
Nel 1999 e nel 2000 è campione iridato di mezza maratona; alle olimpiadi di Sydney è argento nei 10.000; nel 2001 esordisce nella maratona a Londra. Due anni dopo vince la maratona di Berlino, battendo il record del mondo nella specialità con 2h04'55". Nel 2005 vince la maratona di New York.
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30 novembre
Ultimo giorno a Eldoret, giornata dei saluti e dell’arrivederci, ma non di riposo.
Ritorniamo a Kapsabet per un ultimo test ai ragazzi che Corrinkenya Connoi ha deciso di seguire nella loro formazione sportiva del mezzofondo-fondo.
Bendicta, la nostra collaboratrice sportiva sul territorio li segue con amorevole cura e pronta ad apprendere tutto quello può essere utile per i miglioramenti cronometrici dei suoi pupilli.Ma il piccolo gruppo è destinato ad aumentare, già altri ragazzi e ragazze sembrano entusiasti a farvi parte.
Oggi due sedute per misurare due circuiti e avere l’altimetria dei percorsi per predisporre una idonea tabella di allenamento. … Ma non solo, possono servire anche ai nostri appassionati podisti che decidono di provare questa esperienza di uno stage di allenamento in altura, qui oltre ad alloggi nel centro universitario o in altre sistemazioni a Eldoret e Iten, questi ragazzi e ragazze possono essere degli ottimi sparring-partner.
La possibilità di fare una esperienza “speciale” a stretto contatto con questi corridori degli altipiani della Rift Valley è una realtà.
Quanti sogni per questi ragazzi, magari per emulare Wilfred Bungei, l’ultimo vincitore delle olimpiadi asiatiche di Pechino, a lungo legato all’atletica veronese.
Ritorniamo a Eldoret la città più importante della zona, non solo politicamente e commercialmente, ma anche dal lato sportivo per i runners che vivono o si allenano in questo centro.
Basta ricordare che la prima medaglia d’oro Kipchoge Keino e Moses Tanui, l’indimenticabile primatista dell’ora rimasto per lunghi anni legato al mondo podistico bresciano.
Domani di buon mattino ridiscendiano la valle con tappa sui laghi di Nakuru e di Naivasha, due mete da non tralasciare anche dal punto di vista turistico.Buona notte cari amici
  

 

Wilfred  Bungei
Wilfred Kipkemboi Bungei (Kabirirsang, 24 luglio 1980) è un atleta keniota specializzato negli 800 metri piani, vincitore della medaglia d'oro olimpica a Pechino 2008, dell'argento mondiale a Edmonton 2001 e del titolo mondiale indoor a Mosca 2006.

Bungei si è laureato alla Samoei High School nel 1998, anno in cui si aggiudica anche un argento ai Campionati del mondo juniores di Annecy.
Tre anni dopo ha partecipato ai Mondiali di Edmonton dove viene battuto dallo svizzero André Bucher vincendo quindi un argento.
Dopo essere stato numero uno nelle liste mondiali nel 2002, con il tempo di 1'42"34 che fu nuovo primato personale e quinta prestazione di sempre, e nel 2003, ha rappresentato il suo paese ai Giochi olimpici di Atene 2004 classificandosi quinto a sette decimi dalla medaglia di bronzo, nonché cugino di secondo grado, Wilson Kipketer.
Altri piazzamenti a livello internazionale sono il quarto posto ai Mondiali di Helsinki nel 2005 e il quinto a quelli di nel Ōsaka nel 2007.
Kipchoge Keino, classe 1940, è un atleta kenyano, campione olimpico sui 1500mt a Città del Messico nel 1968 e prima medaglia assoluta del Kenya; e si ripete alle Olimpiadi di Monaco di Baviera nel 1972 sui 3000 siepi.
“Kip” Keino è uno dei più grandi atleti olimpici e tra i più ammirati sportivi del mondo per il coraggio e la determinazione dimostrati alle Olimpiadi del 1968 vincendo la medaglia d’oro e una d’argento nonostante un’infezione alla cistifellea.
Membro della tribù Nandi, la sua carriera ha inizio nel 1962 quando stabilisce il record del Kenya sul miglio; rappresenta il Kenya alle Olipiadi di Tokyo nel 1964 con un 5° posto sui 5000 mt, stabilisce 2 record mondiali: uno nei 3000 metri con un tempo di 7’ e 39.6” e un altro nei 5000 metri con un tempo di 13’ e 24.2”.
Con la sua vittoria clamorosa ai Giochi Olimpici di Città del Messico registra il record olimpico di 3’ e 34.9“ che resiste fino al 1984. A Monaco nel 1972 vinse la sua seconda medaglia d’oro olimpica nei 3000 siepi e il secondo Argento nei 1500 metri.
Nel 1973 Keino si ritira dalle gare e viene considerato da tutti un eroe del Kenya.
Kip e sua moglie Phyllis acquistarono una fattoria a Eldoret e la trasformarono in un orfanotrfio, The Kip Keino Children’s Home e nel 2000 ha realizzato il sogno di una vita: la creazione della Kip Keino School fondata grazie a varie donazioni.  Moses Kiptarbet Tanui, è un ex atleta kenyano, campione mondiale dei 10000 mt a Tokyo nel 1991.
Ha partecipato a due Olimpiadi nei 10.000 metri, nel 1988 e nel 1192.
Ai Mondiali di Stoccarda nel 1993 arriva secondo con un finale contestato: all'ultimo giro perde la scarpa dopo un contatto con Haile Gebrselassie, medaglia d'oro.
Si dedica poi alle corse su strada e conquista la maratona di Boston nel 1996 e nel 1998 nonché la maratona di Vienna nel 2002. Nei mondiali di mezza maratona invece è oro nel 1995 e argento nel 1997.
Tanui è stato il primo uomo a correre la mezza maratona sotto l'ora: 59'47 alla Stramilano del 1993. Questo record è stato battuto cinque anni dopo da Paul Tergat.
Attualmente gestisce un centro di allenamento a Kaptagat.
kenya
01 dicembre
Eccoci amici a scrivervi le avventure ed emozioni di questa giornata.
Abbiamo salutato la città di Eldoret che ci ha ospitato per qualche giorno, la nostra meta mattutina è il lago Nakuro e l’omonimo parco che dista circa 200 km.
Siamo sempre nella Rift Valley e anche se da una settimana ne siamo ospiti, i suoi colori ci affascinano sempre. Scendiamo verso Nakuru in macchina, siamo tutti euforici perché sappiamo che quello che stiamo per vedere ci lascerà di stucco. Infatti, come arriviamo all’entrata del Parco Nazionale ci accolgono delle simpatiche scimmiette che cercano in tutti i modi di entrare in macchina.
Siamo tutti attenti per non farci sfuggire niente. Ci troviamo di fronte il lago che accoglie sulle sue sponde vari tipi di uccelli tra i quali i pellicani e i cormorani.
Oggi i famosi fenicotteri rosa sono su altre rive, per fortuna li abbiamo già avuto modo di ammirarli. Passiamo sotto folti alberi di acacia per poi dirigerci verso un “view point” (vedi foto) da dove si può ammirare il panorama dall’alto, questo è uno dei pochi posti dove è concesso scendere dalla macchina, ma sempre con cautela. Rimaniamo effettivamente senza fiato nel vedere l’affascinante vallata. Ci rendiamo conto che è veramente enorme.

Passano pochi minuti da quando siamo scesi dalla macchina che sentiamo uno strano rumore, un enorme babbuino maschio è venuto a curiosare e vedere se qualcuno distrattamente ha lasciato i finestrini aperti per poter rubare qualche cosa da sgranocchiare. (vedi foto)Il Parco ci aspetta!!Gazzelle di Thompson, zebre, impala e scimmie sono a bordo strada, non è difficile fotografarle.

Ora dobbiamo andare alla ricerca di altri animali che sono più rari da vedere. Gianni avvista per primo uno strano animale dal nome impronunciabile (vedi foto), che timidamente si lascia fotografare. Non sappiamo più come immortalare questi momenti, chi usa la digitale, chi la classica macchina fotografica, chi il cellulare…insomma vorremmo portarci via questi ricordi così come li stiamo vivendo.

Ad un certo punto Barbara avvista una giraffa nera, animale molto raro da vedere.

Purtroppo è semi nascosta da un albero dal quale sta mangiando le foglioline. Nella zona incontriamo facoceri, zebre, impala, bufali e giraffe fino ad arrivare ad una cascata, altra zona in cui è permesso scendere.

Sono le poche foto con noi nel Parco, ma in fin dei conti non siamo noi i protagonisti.
Andiamo alla ricerca del rinoceronte, dopo un bel girovagare per la savana riusciamo ad avvistarne un gruppetto. Rimaniamo a debita distanza, non sono molto accoglienti.
Ad un certo punto ci accorgiamo di una certa agitazione in un gruppetto di zebre, poco distante.
E’ chiaro che un predatore è nei paraggi, sono irrequiete ed all’improvviso inizia la loro corsa all’impazzata, purtroppo non riusciamo a vedere la causa di tutta questa agitazione.
Il tempo passa molto veloce, con rammarico ci rendiamo conto che dobbiamo avviarci verso l’uscita… degli amici ci attendono a Naivasha, un altro punto importante per il nostro viaggio.
Dopo poco più di un’ora di macchina arriviamo a destinazione dove Susanna ci accompagna verso i nostri alloggi. Ci troviamo in una parco molto grande dove gli alberi di acacia fanno da sfondo.
Animali erbivori affollano la savana e il bosco, qui i predatori feroci non ci sono, ci sentiamo più rassicurati visto che i nostri cottage sono proprio in mezzo al parco.
Facciamo un sopralluogo con la nostra amica e i rangers. Andiamo nella zona umida dove un ippopotamo ci fa capire che la nostra presenza non gli è gradita.
Nel parco vivono un numero immenso di zebre, impala e gazzelle di Thompson. I bufali e le giraffe fanno la loro comparsa verso la fine del nostro giro.
Dopo aver cenato, passiamo la serata a ridere, scherzare nel cottage di relax dove facciamo i progetti per domani… ci aspetta un’altra affascinante giornata.
Sicuramente le emozioni non mancheranno… ma per il momento non vi sveliamo niente.
Ciao, buona notte!
corri in kenya
strano animale
kenya
kenya
02 dicembre
Cari amici,di buon’ora questa mattina abbiamo fatto una bella camminata in nordic veramente in mezzo alla natura.
Siamo ospiti in alcuni cottage a nord del lago Naivasha e abbiamo avuto il piacere di essere accompagnati nella nostra passeggiata da animali: zebre, giraffe, gazzelle, zebu, asini, ma quello che ci ha affascinato di più è stato l’elan anche se all’inizio timido poi si è lasciato avvicinare e ci ha accompagnato per un buon tratto.
Siamo arrivati fino alla parte umida, così chiamata perché vi è un piccolo lago che ospita uccelli di varie specie ed ippopotami, accompagnati da un ranger per tutto il tragitto, ci ha raccontato un po’ la storia di questa tenuta e dei vari animali che l’affollano.
Altro progetto per i runners di casa nostra e per gli appassionati di mountain bike, oltre naturalmente al nordic walking, perché non una vacanza in natura allenandosi o camminando liberamente e in piena sicurezza in mezzo agli animali?  e siamo sempre ad una quota di 2000 metri di altitudine.
Dopo aver fatto colazione presso il cottage, ci siamo diretti verso la parte sud del lago Naivasha che dista pochi chilometri dal nostro alloggio.

Ci aspetta una imbarcazione che ci porta a fare un giro del lago. L’acqua è alta, lo costatiamo notando che le piante hanno una parte del tronco sommersa.
corri in kenya
(vedi foto)Una gran parte del lago è ricoperto da fiori galleggianti di color violetto, ma è ricco anche di papiro. I primi animali che notiamo sono i cormorani, uccelli pescatori di color nero che all’improvviso si immergono nell’acqua per prendere i pesci.
Non mancano i pellicani che neppure il nostro arrivo li fa spostare dai piccoli isolotti.
La nostra guida ci spiega che hanno mangiato da poco tempo, quindi troppo pesanti per spiccare il volo.La nostra attività di scattare foto, infatti è diventata tale durante il nostro viaggio, viene interrotta da uno strano rumore, simile ad uno strano barrito e egioco da un soffio d’acqua che si alza dalla superficie verso il cielo, subito capiamo che nelle vicinanze c’è un ippopotamo. Ci spostiamo verso l’imponente animale che si nasconde immediatamente nell’acqua, capiamo che non gradisce la nostra presenza. Riusciamo solo ad intravedere i suoi occhi enormi che affiorano a pelo del lago.
Non ci scoraggiamo, ci spostiamo per andare alla ricerca di qualche altra famiglia di ippopotami. Incontriamo alcuni pescatori immersi fino alla vita nell’acqua che trascinano le reti da pesca, non molto preoccupati dalla presenza di questi animali.
Solamente alcuni bambini a riva notano la presenza di “muzungu” in barca e non perdono l’occasione di salutarci agitando le loro manine.Rimaniamo molto tempo in barca, troviamo molti ippopotami, aquile pescatrici ed altri uccelli snelli di color bianco.
La guida ci porta vicino alle sponde dell’unica isola del lago. Siamo fortunati, incontriamo subito una giraffa che sta brucando le cime di alcuni alberi molto vicino alla riva.
Il tempo è scaduto, dobbiamo fare rientro al parco per il pranzo e per un ultimo giro per salutare gli animali che ormai ci sono abituali. Nel tardo pomeriggio ci mettiamo in cammino verso Nairobi, un acquazzone ci coglie proprio in periferia e la città viene completamente bloccata. Finalmente raggiungiamo il nostro alloggio dove ci aspetta il nostro amico Hanphrey, parla la nostra lingua per avere frequentano un corso presso l’istituto alberghiero di Desenzano sul lago di Garda.
Ceniamo con lui, facciamo due chiacchiere per aggiornarci sulle ultime notizie.
A breve una parte del gruppo ci lascia per fare ritorno a casa, fra questi c’è anche Barbara che è molto invidiosa di chi rimane… ma ha già promesso agli amici di fare presto ritorno, il mal d’Africa ha colpito ancora, un’altra persona ritornerà per …. curarsi qui. Buona notte.
kenya
corrinkenyaconnoi